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    November 27

    Per te che non ci sei più!

    Forse bastava respirare
    solo respirare un po’
    Fino a riprendersi ogni battito e non cercare l’attimo
    per andar via
    Non andare via
    Perché non può essere abitudine Dicembre senza te
    Chi resta qui spera l’impossibile

    Invece no
    non c’è più tempo per spiegare
    Per chiedere se ti avevo dato amore
    Io sono qui…
    E avrei da dire ancora, ancora...

    Perché si spezzano tra i denti
    le cose più importanti
    Quelle parole
    Che non osiamo mai
    E faccio un tuffo nel dolore per farle risalire
    Riportarle qui…
    Una per una qui
    Le senti tu…pesano e si posano per sempre su di noi
    E se manchi tu
    Io non so ripeterle
    Io non riesco a dirle più!

    Invece no
    qui piovono i ricordi
    Ed io farei di più di ammettere che è tardi
    Come vorrei…
    Potere parlare ancora, ancora
    E invece no!
    Non ho!
    Più tempo per spiegare
    Che avevo anch’io, io!
    Qualcosa da sperare davanti a me
    Qualcosa da finire insieme a te

    Forse mi basta respirare
    solo respirare un po’
    Forse è tardi, forse invece no
     
     
    Perché alle volte, quando son in macchina, mi viene da pensare che tu ci sarai ancora, che mi dovrò ancora chinare e baciare la tua fronte,
    Perché quando passo di fronte alla tua camera, non posso fare altro che guardare il tuo letto, ed essere consapevole che un giorno eri li a dormire dolcemente.
    Perché quando riguardo la tua foto mi si stringe il cuore al solo pensiero che quel sorriso non lo potrò più vedere.
    Perché penso che non è mai tempo di andare via, anche se si sta soffrendo troppo...
    perché penso che non ti ho dato tutto l affetto che sicuramente meritavi, solo per la mia paura di vederti soffrire e soffrire anche io conseguentemente...
    Perché vorrei ancora tenerti la mano..
    perché vorrei che mia madre mi chiamasse al telefono ancora una volta per dirmi, che eri preoccupata perché era buio e ancora non ero tornata...
    son tante piccole cose, che sottolienano ancra di più la tua mancanza, e fa male, non poter sapere come stai, e cosa stai facendo un questo momento...se mi osservi e se sei fiera di me, come lo eri tempo fà!
    ti voglio bene nonna! Riposa in pace
    November 06

    la nuvola e la duna

    La nuvola e la duna

    Una nuvola nacque al centro di una grande tempesta sul Mar Mediterraneo, ma non ebbe neppure il tempo di crescere: un forte vento sospinse tutte le nubi verso l’Africa.
    Appena arrivarono sul continente, il clima mutò: nel cielo brillava un sole vigoroso e, laggiù in basso, si stendeva la sabbia dorata del Sahara.Il vento continuò a soffiare, spingendo le nubi verso le foreste del Sud, giacché nel deserto non piove quasi mai.
    Ma le giovani nuvole possono essere soggette agli stessi comportamenti che caratterizzano l’adolescenza umana, e così accade che la nostra nube decise di allontanarsi dai genitori e dalle amiche più anziane per conoscere il mondo.
    “Che cosa stai facendo?” la rimproverò il vento. “Il deserto è tutto uguale! Rientra subito in formazione! Siamo diretti al centro dell’Africa, dove ci sono montagne e alberi meravigliosi!”
    Ma ribelle per natura, la giovane nuvola non obbedì: a poco a poco, si abbassò, planando come una brezza dolce e generosa fin sopra le sabbie dorate. Dopo averle sorvolate a lungo, notò che una duna le stava sorridendo.
    “Buongiorno,” disse. “Come si vive laggiù in basso?”
    “Bè,in compagnia delle altre dune, del sole, del vento e delle carovane che, di tanto in tanto, si trovano a passare da queste parti. Talvolta c’è un gran caldo, ma si riesce a sopportarlo. E come si vive lassù in alto?”
    “Anche qui ci sono il sole e il vento. Ma io ho il vantaggio di poter passeggiare nel cielo e conoscere tante cose.”
    “Per me, la vita è breve,” disse la duna. “Quando il vento tornerà dalle foreste io scomparirò.”
    “E questo ti rattrista?”
    “Bè, mi dà l’impressione di non servire a niente.”
    “Anch’io vivo qualcosa di simile. Appena arriverà un nuovo vento, verrò spinta verso sud e mi trasformerò in pioggia. Eppure, questo è il mio destino.”
    La duna esitò per qualche attimo, poi disse: “Sai che, qui nel deserto, la pioggia viene chiamata ?Paradiso??”
    “Non sapevo che mi sarei trasformata i qualcosa di così importante,” disse la nuvola orgogliosa.
    “Ho udito varie leggende raccontate dalle dune più vecchie. Narrano che,dopo la pioggia, ci ricopriamo di erba e fiori. Ma io non saprò mai che cosa significhi tutto questo, perché nel deserto piove assai di rado.”
    Stavolta fu la nuvola a mostrarsi esitante. Ma. Dopo un momento, si aprì in un sorriso e disse:
    “Se vuoi, posso inondarti di pioggia. Benché ti conosca appena, sono innamorata di te e vorrei restare qui per sempre.”
    “Anch’io mi sono innamorata di te fin da quando ti ho visto la prima volta in cielo,” replicò la duna. “Ma se tramuterai in pioggia la tua bella chioma bianca, finirai per morire.”
    “L’amore non muore mai,” disse la nuvola. “Si trasforma. E io voglio mostrarti il Paradiso.”
    Poi cominciò ad accarezzare la duna con piccole gocce. Rimasero unite per lungo tempo, finché apparve un arcobaleno.
    L’indomani,la piccola duna era ricoperta di fiori. Le nuvole dirette verso il centro dell’Africa pensarono che quello fosse un piccolo lembo della foresta di cui erano in cerca e riversarono altra pioggia. Vent’anni dopo, la duna si era trasformata in un ‘oasi che ristorava i viaggiatori con l’ombra dei suoi alberi.
    E questo perché, un giorno, una nuvola innamorata non aveva esitato a dare la propria vita per amore.

    [Come il fiume che scorre - P. Coelho